Infinito passato

Infinito passato. Poesie per Urbino

Urbino, Edizioni Quattroventi 2000, 48 p.

In copertina: L’ultima cometa, acquaforte e acquatinta di Adriano Calavalle, 1998


PREFAZIONE A CURA DI GASTONE MOSCI

Alberto Calavalle spiega il sogno della sua vita in queste sue prime poesie d’invocazione: restituire la malìa della città e abbracciare lo stupore della bellezza e dei giorni. Nell’infinito passato, poesie a Urbino, le luci e le visioni di una città dell’anima e di luoghi prediletti si accompagnano alle emozioni e ai pensieri di un’esistenza sempre più votata alla creazione letteraria. Calavalle costruisce un doppio itinerario: è un fedele delle luce calda del mezzogiorno e domina dalla sua casa vicino alla chiesa di Francesco di Giorgio Martini, la città dei fuochi struggenti e delle fessure lucide e dai toni musicali forti; ma diventa anche languido osservatore dei chiaroscuri del crepuscolo che ingrigisce la città verso Oriente. Urbino della bellezza e dei rossi del mattone accanto allo spettacolo del silenzio e delle ombre che avanzano. Ma il sentimento in tanti accenti diversificati domina ovunque la sua intelligenza poetica, i suoi umori, la sua scrittura, ed è una grande risorsa. In queste poesie vive la città di chi la ama e di chi la pretende, di chi l’abbandona e di chi la desidera con tutti i sensi. Cosa porta Calavalle nel libro degli urbinati? Il sogno diurno, la trasparenza, la malinconia de Il tempo dei cavalli, i suoi luminosi racconti di una sera di alcuni anni fa. E così si pone accanto a Carlo Bo, Pino Paioni, Carlo Ceci, Dino Tiberi, Umberto Piersanti, Mario Logli, Marcello Lani nella corsa dei desideri per insidiare la bellezza e per accarezzare la corporeità di Urbino.


RECENSIONI

Una città della memoria, un luogo dell’anima, uno spazio interiore. Urbino può essere anche questo, se raccontata attraverso le magiche atmosfere e le segrete corrispondenze del linguaggio poetico.

Ed è proprio questa la città che Calavalle, scrittore e intellettuale urbinate, ha scelto di cantare nella sua raccolta di liriche. Una scelta particolare per un autore che, finora, ha trovato nella prosa il suo più efficace strumento espressivo… E’ un’Urbino al tramonto quella fotografata dalle poesie di Calavalle Quando il sole abbandona le mura di quella che fu le residenza di duchi e signori, si apre il tempo della malinconia, come recita “Infinito passato”, il componimento da cui prende il titolo l’intera raccolta…”

D. Ricci


La raccolta è come uno specchio dell’anima per chi conosce e soprattutto ama Urbino; nella maggior parte delle poesie infatti, vi è come sottesa “la muta idealità” di questa città, ancora capace di suscitare emozioni e sentimenti e perciò di parlare al cuore degli uomini. Calavalle ama profondamente Urbino e il suo paeseggio e sa cogliere di esso gli aspetti più teneri e reconditi, con i toni pacati e semplici, ma non per questo dimessi della sua poesia che si rende “grande” proprio perché attraverso il tono crepuscolare dell’idillio, è in grado di suscitare emozioni con le sue improvvise pennellate descrittive, simili all’efficacia paesaggistica di un pittore impressionista.”

V.M. Seconda


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