Il tempo dei cavalli

Il tempo dei cavalli. Racconti di una sera

Rimini, Guaraldi 1993, 128 p.


PREFAZIONE A CURA DELL’EDITORE GUARALDI

Questi racconti nascono una sera d’inverno davanti al caminetto dove l’autore, nella ritrovata atmosfera d’un tempo, ha preso a raccontare alcune delle tredici storie che compongono Il tempo dei cavalli. Questo per far rivivere fatti e persone di un passato non lontano negli anni, ma tanto distante dal modo di vivere di oggi. Storie di provincia, i cui protagonisti sono persone semplici, impegnate nei mestieri più diversi e custodi di una tradizione ricoperta di un’aura di magia. E’ il mondo di Zagobello, dell’arrotino Polenta, dell’osteria di Adelina, è il mondo dell’infinita pazienza del tempo dei cavalli. Il lavoro di Calavalle, ricco di immagini, sorprende per gli incantesimi che suscita in certe fughe dagli esiti felici e quasi impensabili.


RECENSIONI

Un affettuoso omaggio a un tempo di cui restano delle testimonianze nei nomi delle vie, nelle pietre delle case, ma non più nelle persone e nelle abitudini giornaliere… L’insieme è gradevole, godibile, ha un sapore di passato che consola

e rallegra, non pretende di ristabilire giustizie epocali, non chiede di operare pericolosi confronti fra il presente e un tempo irripetibile perché passato, chiede solo di essere letto o raccontato con facilità…”

Lamberto Cicognani


“L’Urbino degli antichi mestieri al Salone del Libro di Torino. Verrà presentato in anteprima nella più importante fiera della editoria italiana… Poco più di un pocket, condensa in centoventi pagine storie di provincia, i cui protagonisti sono figure semplici impegnate nei mestieri più diversi, custodi di una tradizione ricoperta da un’aura di magia. Da anni lo scrittore urbinate produce in prosa e poesia, ma probabilmente con questi racconti “tredici incantesimi” ha raggiunto la piena maturità… Per questo recupero della tradizione il libro potrebbe interessare come libro di testo anche a quegli insegnanti attenti alla storia locale. Per il resto sorprende per gli incantesimi che suscita in certe fughe dagli esiti felici e quasi impensabili.”

P. Guiducci


“Ne “Il tempo dei cavalli”, il suo primo libro, Alberto Calavalle affronta la città da porta Lavagine. Lui abita al Palazzo, una villa rinascimentale vicino al Convento San Bernardino, vive ad Oriente e scruta Urbino in due luci particolari: al mattino sotto i raggi dell’alba e nel brusio della città che si sveglia, e di sera nei grigi sempre più cupi delle ombre che avanzano. La sua Urbino sembra una città del silenzio, eppure cerca sempre di renderla squillante: non guarda i monumenti, l’urbanistica, racconta le persone, gli artigiani, il maniscalco, lo scalpellino, l’oste che hanno tutti un nome ed un soprannome. E racconta storie della sua infanzia, degli anni cinquanta-sessanta, Urbino quasi dimenticata, sempre con un timbro corale, una storia collettiva di ragazzi che continua, che si espande nell’esperienza dei rioni.”

Gastone Mosci


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