Finestre sulla città

Finestre sulla città

Urbino, Montescudo Editore 2003, 136 p.


PREFAZIONE A CURA DELL’AUTORE

C’è un tempo per vivere, c’è un tempo per riflettere, ci deve essere soprattutto un tempo per la memoria, che Urbino va rapidamente perdendo col disgregarsi della sua comunità. Sono queste le occasioni che stanno alla base degli articoli di questa raccolta. Articoli nati via via nel tempo da un suggerimento interiore, da un monumento, ad una pubblica cerimonia, ma anche da una espressa richiesta di Gastone Mosci, nella sua funzione di vice direttore del settimanale Il nuovo amico. Gli articoli sono stati scritti e pubblicati, negli ultimi anni, su questo periodico e alcuni sul mensile l’Olivo. Il titolo della raccolta non ha voluto sfuggire a quel fascino che emanano le finestre del centro storico di sera quando sono illuminate, come avveniva in modo particolare per le finestre di Bo, Volponi, Mancini, che erano punto di osservazione sul mondo, ma anche punto di riferimento per gli urbinati i quali sapevano che lì si stava meditando, scrivendo, creando qualcosa che poi avrebbero letto in forma di articoli, saggi, trattati, romanzi. I testi, selezionati da una vasta produzione personale, trascritti e impaginati, sono disposti seguendo in genere l’ordine di pubblicazione come a formare un diario e si aprono con una Lettera a Carlo Bo per un senso di riconoscenza e di stima verso l’uomo e lo scrittore.


RECENSIONI

“Le voci della memoria” potrebbe essere una variazione al titolo di questa bella raccolta di scritti di Calavalle…Un delicato richiamo per un lavoro intelligente che valorizza e fa conoscere la vitalità culturale della città di Urbino,

in questi ultimi dieci anni di vita. La parafrasi ben sintetizza il contributo di questo lavoro spontaneo che unisce, seguendo un ordine cronologico, argomenti di interesse specialistico, attinenti ad argomenti culturali, mostre, convegni, presentazione di volumi, personaggi, a riflessioni personali dell’autore, su momenti della vita cittadina che rievocano tradizioni del passato… Ciò che colpisce nel lavoro di Calavalle è il desiderio, l’impegno rivolto a una lettura delle cose che non è semplice annotazione o divulgazione cronachistica ma desiderio di trasfigurazione, in senso metafisico intendo. Ogni scelta di questo percorso è mirata a cogliere un aspetto o più aspetti, ma sempre con l’intento di interpretare di valorizzare, di non disperdere voci, colori, sostanze che sono connaturate e oserei dire consustanziali alla verità stessa della città che è fatta di piccole grandi storie, tradizioni secolari e poveri accenti di vita minima quotidiana. Lo studio di Calavalle parte da una metafora che si ispira però alla realtà, all’osservazione: le finestre illuminate di testimoni di eccezione ora non più in vita, Carlo Bo, Italo Mancini, Paolo Volponi…”

Silvia Dolciami


“… quarto libro di una prosa, molto agile, aggiornata, vivace, piena di slanci, “Finestre sulla città”, finestre come  luoghi d’osservazione di Carlo Bo, di don Italo Mancini, di Paolo Volponi: ogni finestra è un simbolo, un’icona, un progetto. Le cronache letterarie di Calavalle sono mosse  dall’insegnamento di Carlo Bo, in dialogo con la sua lezione quotidiana della vita, mettendo in luce i tanti personaggi che rendono viva la comunità, chi ama la città ed i suoi abitanti. Direi che si tratta di un libro con un grande spessore d’umanità e di riconoscenza, nel quale l’autore pubblica altri articoli usciti nel settimanale “Il nuovo amico”. Calavalle raccoglie l’invito di Carlo Bo di continuare a porre domande serie sull’oggi con l’impegno di tenere fede ad un umanesimo autentico.”

Gastone Mosci


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