Sulla via di Santiago

Polvere, fango, sole e pioggia / è il cammino di Santiago / migliaia di pellegrini / e più di un milione di anni. / Pellegrino chi ti chiama? / Quale forza occulta ti attrae?…

Sono parole lette su un muro da Pierpaolo Crescentini pellegrino sulla via di Santiago.

In una conversazione di una domenica di ottobre ha raccontato il suo viaggio di fronte a un numeroso pubblico, nella chiesetta di Serra di Genga, dopo essere stato presentato da Sandro Tontardini assessore alla Cultura del Comune di Colbordolo e introdotto da Gastone Mosci e Maria Grazia Sassi che hanno parlato dei viaggi spirituali nella nostra terra con meta il Pelingo, Battaglia, Saludecio e della storia dei pellegrinaggi e dei loro significati.

La presentazione del Cammino si è tenuta su iniziativa del Comune di Colbordolo, dell’assessorato alla Cultura e la collaborazione della famiglia Marcolini.

Il viaggio verso Santiago, con partenza da Saint Jean de Port è stato lungo nel compimento, ma lieve e suggestivo nel racconto, con accompagnamento di diapositive che ritraevano le tappe del viaggio, i monumenti più importanti e le curiosità incontrate, le bellezze naturali, le montagne dei Pirenei, le albe ammirate sul vasto altipiano dove il sentiero si perde verso orizzonti tra cielo e terra che si toccano nel sole che sorge.

Significativo è stato il racconto delle esperienze e delle sofferenze: il sole a picco sul capo, la nebbia che entra nelle ossa, i piedi doloranti per le vesciche, il bucato della sera che non si asciuga, i temporali improvvisi e spesso violenti, spinti dal vicino oceano Atlantico.

Ma grande è stata la soddisfazione interiore, l’esperienza esaltante, spontanea la riflessione sull’esistenza e utile la lezione di vita. Sì, perché si è capito che tutto il viaggio è stata una lezione di vita, un apprendimento della sobrietà, dallo zaino con le cose strettamente necessarie, all’ostello talvolta gratuito, ma spartano, come il pavimento di una chiesa o come la camerata da dieci, venti, cento posti letto ridotti all’essenziale, al vitto da sette euro, al cestino di biscotti lasciato in offerta sul sentiero con la scritta: Este es para ti peregrino. Te lo da Agapito. Buen camino.

Forte è stato nel viaggio il senso della condivisione, dell’aiuto e incoraggiamento reciproco, il dialogo con chi parlava lingue diverse, la socializzazione con tutti nei momenti di riposo, allineati gli uni agli altri come le scarpe rimaste là fuori dalla porta, fissate nella pellicola, anche loro con la provata stanchezza.

Emozionanti sono stati i momenti di preghiera, il Padre nostro recitato insieme in lingue diverse, ma che avevano uno stesso ritmo, una stessa cadenza, stesse pause come un coro armonioso di gente guidata dalla stessa fede.

E dopo la polvere, i sassi della via, dopo Roncisvalle, dopo Pamplona, la Chiesa del silenzio, il Puente de la reina, la meseta, la Cattedrale col pollaio, il Palazzo di Gaudì, la Galizia, ecco Santiago la meta del viaggio, con la messa del pellegrino a mezzogiorno, il parroco che elenca i nomi dei pellegrini di quel giorno, le motivazioni, l’enorme turibolo che dondola sul capo di tutti i fedeli spargendo incenso.

Poi c’è la dichiarata volontà di ripetere quell’esperienza, questa volta da Canterbury a Roma, su un sentiero da nord verso sud, che con l’altro da oriente verso Santiago traccia da secoli come una grande croce, segno forse inconsapevole, ma significativo dell’Europa cristiana. E infine il ricordo della parte finale di quella scritta comparsa sul muro verso Santiago: La forza che mi spinge / la forza che mi attrae / non so spiegarla nemmeno io / solo chi sta lassù lo sa.

Ottobre 2008

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