Recensioni

“Alberto Calavalle è un autore che vive intensamente la città, è pronto ad intervenire, è disponibile al dialogo. La sua scrittura, racconto o poesia o cronaca, è una sfida coraggiosa. Va ascoltato in questa sua disponibilità di inquieto scrittore, di appassionato sostenitore del rapporto letteratura e vita, di consapevole interprete del primato dello spirituale: non dà niente ad intendere, è uno scrittore autentico, un testimone.”

Gastone Mosci

 

“La scrittura dell’autore è mirabilmente fluida, corretta, lineare e chiara, un vero modello del bello scrivere tramite il quale egli riesce ad esprimere l’intensità delle emozioni del protagonista ed a farci vedere il mondo con gli occhi innocenti di un bambino. Un libro bellissimo e toccante. Un messaggio verso i potenti della terra affinché cessino le guerre. Per sempre.”

Nicla Morletti su La radio nel pagliaio.

 

“Egli scrive con sapienza e scioltezza di storie e di fatti di gente comune, che hanno caratterizzato “un’epoca che fa riflettere e genera emozioni”.”

Nicla Morletti su Racconti urbinati.

 

“Una città della memoria, un luogo dell’anima, uno spazio interiore. Urbino può essere anche questo, se raccontata attraverso le magiche atmosfere e le segrete corrispondenze del linguaggio poetico.”

D. Ricci su Infinito Passato.

 

“Calavalle ama profondamente Urbino e il suo paesaggio e sa cogliere di esso gli aspetti più teneri e reconditi, con i toni pacati e semplici, ma non per questo dimessi della sua poesia che si rende “grande” proprio perché attraverso il tono crepuscolare dell’idillio, è in grado di suscitare emozioni con le sue improvvise pennellate descrittive, simili all’efficacia paesaggistica di un pittore impressionista.”

V. M. Seconda su Infinito Passato.

 

“Un romanzo che narra di ideali e di pace. Di guerra e d’amore. La penna si immerge nei lontani ricordi, traendo auspici di positiva forza poetica e nobilissimo slancio creativo con ritmo, a tratti, sofferto e intenso.”

Nicla Morletti su Sulla frontiera della Vertojbica.

 

“Ambientato nel corso della prima guerra mondiale, è un romanzo che evidenzia in Calavalle le doti di un narratore attento alla caratterizzazione dei personaggi e al periodare elegantemente sobrio. Le sue descrizioni aprono orizzonti di nostalgia per la civiltà contadina che va scomparendo e di valorizzazione per ideali di pace. Ma è anche un bel romanzo d’amore.”

Pietro Mattei su Sulla frontiera della Vertojbica.

 

“La sua Urbino sembra una città del silenzio, eppure cerca sempre di renderla squillante: non guarda i monumenti, l’urbanistica, racconta le persone, gli artigiani, il maniscalco, lo scalpellino, l’oste che hanno tutti un nome ed un soprannome.”

Gastone Mosci su Il tempo dei cavalli. 

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